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***ESCLUSIVO*** STORIA DI UN’ASSOLUZIONE, INTERVISTA ALL’AVVOCATO GIUSEPPE “PINUCCIO” MILLI, IL “DIFENSORE DEGLI ULTRAS”

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Forse sarà sfuggito ai più, assorti nel caotico traffico neretino in centro. Ma sul quel muro di Corso Galliano, lo stesso sul quale da anni il tifo organizzato granata affida settimanalmente ad uno striscione il proprio pensiero ultras, da qualche ora campeggia un messaggio speciale, che fa riferimento ad una triste vicenda giudiziaria che ha coinvolto per diversi anni e fino a poche ore fa proprio alcuni frequentatori del Comunale.

I fatti oggetto di cronaca risalgono all’ottobre 2017, in occasione della partita di Coppa Italia disputata dal Nardò a Picerno (PZ). In quella circostanza i sostenitori granata, giunti nella cittadina lucana a bordo di due pulmini e un’auto, furono accusati di essersi resi protagonisti di furto aggravato, danneggiamento, travisamento, porto d’armi e porto di esplosivo. Accuse pesantissime che hanno riguardato 22 giovani neretini, con pene previste di minimo 3 o 4 anni ciascuno, ed a seguito delle quali come prima conseguenza immediata sono state notificate loro misure di restrizione delle libertà personali (DASPO), cioè il divieto di accedere allo stadio dai tre ai cinque anni.

Abbiamo ascoltato la testimonianza di uno di loro, Matteo, stimato imprenditore neretino coinvolto nella vicenda, il quale l’ha ripercorsa nei suoi ricordi con noi, fino al suo epilogo positivo di pochi giorni fa, “Grazie al lavoro” – ci tiene subito a precisare – “Dell’Avvocato Pinuccio Milli, che ha smontato pezzo per pezzo tutte le accuse mosse dagli inquirenti, tutte le tesi accusatorie che sono state addossate alla tifoseria granata, facendo riflettere Giudice e Pubblico Ministero su dinamiche, orari e circostanze che di certo non inventava nessuno, ma che venivano raccontate dalla DIGOS e dai Carabinieri. Sono stati anni molto difficili, con continue richieste di presenze e testimonianze”. Matteo è molto emozionato e riconoscente nei confronti di colui col quale ha condiviso viaggi, tanti; pranzi, cene e camere d’albergo, nel tentativo di uscire pulito insieme ai suoi compagni da questa vicenda assurda. “Ci ha difeso col classico coltello fra i denti da queste accuse ed è stato fondamentale il suo lavoro e supporto e proprio per questo motivo lo abbiamo scelto come nostro avvocato difensore, avendo l’Avvocato Milli una lunga carriera alle spalle come difensore degli Ultras di qualsiasi colore. Una personalità che ha “masticato calcio” e continua a farlo e quindi chi meglio di lui poteva comprendere le dinamiche che stanno dietro a certi fatti di cronaca?”.

Incuriositi da questo accorato endorsement, abbiamo chiesto di poter parlare con lui, con Giuseppe “Pinuccio” Milli, l’avvocato difensore della curva granata, che ci ha concesso una lunga intervista, della quale proponiamo alcuni stralci:

AVVOCATO MILLI, “I SUOI RAGAZZI” LA DEFINISCONO “L’AVVOCATO DEGLI ULTRAS”, COSA C’E’ DI VERO IN QUESTA AFFERMAZIONE?

“Diciamo che nella mia carriera mi sono sempre schierato dalla parte del Popolo, il che fa di me un avvocato, un investigatore, un puntiglioso difensore del cittadino debole che spesso, a causa di certe dinamiche distorte, si trova a fronteggiare uno Stato che si palesa essere un mostro con cento teste: ne tagli una e subito ne spunta un’altra. Il che è paradossale, ma è davvero difficile riuscire a tagliarle tutte!”

CHE PROCESSO HA DOVUTO AFFRONTARE NELLA FATTISPECIE DELLE ACCUSE MOSSE AGLI ULTRAS DEL NARDO’ PER I FATTI DI PICERNO?

 E’ stato un processo lungo, dispendioso di energie fisiche, mentali ed economiche. Abbiamo dovuto recarci decine di volte a Potenza, a nostre spese, difenderci da accuse gravi e potenzialmente letali, perché i capi d’imputazione erano seri. Sono riuscito a smontare pezzo per pezzo tutte le accuse, caricandomi l’onere di fare rilievi dei luoghi, indagini personali, convocare testimoni, coinvolgere periti di parte. Ci sono stati rilievi balistici e di impronte digitali. Non è stata una passeggiata.

COME E’ POSSIBILE, SE LO STARANNO CHIEDENDO IN TANTI, CHE SI POSSA ESSERE ACCUSATI PER 5 REATI COSI’ GRAVI ED ESSERE ASSOLTI CON FORMULA PIENA?

Quando le accuse vengono costruite e descritte come se si stesse scrivendo un romanzo, sappiamo tutti che nei romanzi molto spesso la trama può prendere spunto da fatti realmente accaduti, ma non è detto che a commetterli sia stato il protagonista. Il romanzo, fatemelo dire, in questo caso la relazione informativa degli inquirenti, deve poi confrontarsi con le prove, inesistenti; le circostanze devono essere verificate negli orari e nei luoghi, ed abbiamo dimostrato la piena estraneità degli accusati come tempistica di esecuzione e posizione nei fatti contestati; e con l’identificazione certa dei responsabili, i quali sicuramente, sentenza alla mano, non erano gli Ultras del Nardò, ma forse qualcun altro di passaggio, in cerca di gloria.

Le dico sono una cosa, senza entrare nei tecnicismi processuali, la più banale e comprensibile a tutti: nel capo di imputazione hanno inventato, letteralmente, la circostanza che i neretini si fossero rifiutati di entrare a vedere la partita perché il costo del biglietto era stato considerato troppo alto. Parliamo di 10 euro. Secondo lei e secondo il buon senso di chi leggerà, è plausibile che uno arrivi a Potenza, faccia 400 km per vedere una partita e resti fuori dallo stadio per dieci euro di biglietto? A voi il giudizio.

QUALI SONO STATI I MOMENTI CHIAVE DEL PROCESSO, QUELLI NEI QUALI HA PENSATO DI NON FARCELA O, AL CONTRARIO, DI SPUNTARLA?

“Il processo l’ho costruito io, l’ho fatto io, l’ho gestito io. Difendevo 18 dei 22 ragazzi imputati, ma praticamente li ho difesi tutti io, a mio rischio e pericolo, andando per decine di volte a Potenza in udienza, dal giorno prima, ed il mio onorario è stato “patetico”. L’ultima udienza, quella chiave di pochi giorni fa, l’abbiamo svolta a poche ore dal terremoto che ha interessato quelle zone, con l’ansia della circostanza che si aggiungeva a quella dell’esito processuale. Ho ottenuto un risultato che definisco “miracoloso” e mi auguro che questo lavoro, suffragato da una sentenza di assoluzione piena, venga ora riconosciuto da tutti. Ho affrontato un ambiente processuale ostile, confrontandomi con pubblico ministero e giudici decisionisti, determinati alla condanna, ma io sono stato altrettanto deciso. Per spuntarla in un iter così lungo e complesso abbiamo avuto bisogno di testimoni, ricostruzioni temporali precise, anche di un pizzico di fortuna, perché nei processi i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo. La vicenda legata al rinvenimento, peraltro nei pressi del settore occupato dai tifosi potentini, di una busta con dentro materiale pirotecnico ed esplosivo, ad esempio, inizialmente addebitata tra le accuse a carico dei neretini, è emblematica: all’interno della stessa confezione era presente uno scontrino di una salumeria la cui sede è ubicata a pochi metri da quella dei tifosi del Picerno, oggetto di danneggiamenti. Come se uno andasse a fare danni e, tra una mazzata e l’altra, trovasse il tempo di farsi un panino. Non sono stati mai rinvenuti né lo striscione scomparso, né altri rilievi dalle perquisizioni corporali. Anzi, dovete pensare che i tifosi del Nardò alla fine risultano la parte lesa, in quanto a seguito di sassaiole delle quali sono stati fatti oggetto prima e dopo la partita da parte dei tifosi locali, hanno rimediato la rottura del vetro di un pullman e un ferito”.

Ci fermiamo qui. Chi ci legge però deve sapere che l’Avvocato Milli ci ha concesso 42 minuti di intervista, durante la quale ha snocciolato date, aneddoti, circostanze e orari che di fatto hanno ricostruito l’intero iter processuale, con una dovizia di particolari e un pathos degno di un radiocronista sportivo che commenta una partita disputatasi, evidentemente, fuori dal campo. Frequentatore degli stadi, fondatore del gruppo Ultras di Lecce e profondo conoscitore dell’ambiente, l’Avv. Milli, al quale anni fa persino i rivali storici biancorossi baresi hanno riconosciuto rispetto e stima attraverso uno striscione esposto al San Nicola, ci ha dato l’impressione di essere un inguaribile animo romantico, quello che forse oggi manca a tante professioni.

Il forte vento di scirocco che in queste ore soffia su Nardò ha già ridotto a brandelli lo striscione di Corso Galliano, ma il messaggio che lo stesso veicola va ben al di là di una pezza da stadio: rappresenta l’orgoglio di un gruppo di tifosi, rei di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato e di essere entrati nel tritacarne mediatico che spesso vuole i gruppi organizzati descritti come “brutti, sporchi e cattivi”, contraltare di altri settori, magari a torto sempre ritenuti “per bene”. Stereotipi, incarnati da un’indagine ingiusta e sbagliata, superata da una sentenza di assoluzione piena che rende giustizia processuale a distanza di ben 8 anni, ma che non renderà mai loro le libertà negate in questo interminabile periodo.

“Per i giornali l’assoluzione non paga mai, le accuse sì”- conclude l’avvocato Milli – “E siccome nel mondo di oggi non si parla più di tiratura di copie vendute, ma di click, ecco che per un click non tutti, ma molti, sarebbero pronti a mettere in discussione persino la propria mamma!”.

Non tutti, appunto, sottolineiamo noi, altrimenti non avremmo dedicato a lui ed ai nostri Ultras questo pezzo che speriamo contribuisca a rendere piena ed incondizionata giustizia.

Giuseppe Spenga

(l’Avvocato Giuseppe Milli)

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